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Università degli Studi di Padova            Dipartimento di Scienze Chimiche

Esperimenti: Colori caldi

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Colori "caldi" (saggi alla fiamma)

Le fiamme colorate

Quando si cucina la pasta, la prima operazione da compiere è far bollire l’acqua. Capita talvolta (o spesso, a seconda della distrazione del cuoco) che l’acqua bollisca, esca oltre il bordo della pentola e cada sulla fiamma prodotta dal fornello a gas. In tal caso, se l’acqua è salata, la fiamma assume immediatamente un colore giallo molto intenso, che cessa dopo poco. Che cosa è successo? La colorazione gialla è dovuta al sodio, presente nel sale da cucina (cloruro di sodio, NaCl). Nel sale solido, il sodio è presente sotto forma di ioni sodio (Na+), di carica elettrica positiva (cationi); il cloro è presente sotto forma di ioni cloruro (Cl-), di carica elettrica negativa anioni). I cationi e gli anioni sono fortemente associati gli uni agli altri, perché cariche elettriche opposte si attraggono a causa della forza elettrostatica. Quando il sale è sciolto in acqua, invece, gli ioni positivi e negativi non si attraggono più, perché l’acqua forma uno "schermo" (processo di solvatazione) intorno a ciascuno di essi, e quindi gli ioni Na+ e Cl- possono praticamente muoversi liberamente nel liquido, indipendentemente gli uni dagli altri.
Che cosa accade quando una soluzione di cloruro di sodio viene introdotta, accidentalmente o intenzionalmente, in una fiamma a temperature quindi molto elevate? Il calore fornito dalla fiamma provoca una serie di processi, fra i quali si ha la trasformazione degli ioni in atomi, per cui nella fiamma vengono generati atomi di sodio.
Gli atomi sono formati da un nucleo carico positivamente intorno al quale si trova, ad una certa distanza, un mantello di elettroni in numero tale da compensare esattamente la carica positiva del nucleo: in ogni atomo di sodio sono presenti 11 elettroni.
Se la temperatura della fiamma è abbastanza alta, il calore produce un altro fenomeno: esso viene assorbito dagli atomi e per questo gli elettroni del mantello più lontani dal nucleo se ne allontanano (eccitazione). Gli elettroni però possono allontanarsi (o avvicinarsi, quando è possibile) al nucleo solo a salti, come se salissero o scendessero una scala. Di conseguenza non possono rimanere, per così dire, "sospesi" fra un "gradino" e l&rsquoaltro, ma devono risiedere su un gradino o un altro gradino a seconda della quantità di energia assorbita dall&rsquo atomo. I gradini vengono chiamati orbitali.
Dunque affinché un elettrone possa saltare da un orbitale (gradino) più vicino al nucleo ad uno più lontano l’atomo deve assorbire esattamente la quantità di energia, che corrisponde alla "distanza" tra i due gradini. Tuttavia, dopo questi salti elettronici gli atomi tendono a restituire l’energia assorbita lasciando che l&rsquoelettrone ritorni all’orbitale (gradino) di partenza (rilassamento). Anche in questo caso, l’energia restituita da ogni atomo corrisponde alla "distanza" tra i due gradini e quindi avrà un valore ben definito e viene quindi rilasciata come un "pacchetto" (quanto di energia). Uno dei modi in cui l’energia viene liberata nel corso del rilassamento è l’emissione di radiazione elettromagnetica, cioè di luce. Questo processo si chiama emissione atomica. In funzione dell’energia restituita dagli atomi durante il rilassamento, la luce emessa avrà ’colori’ diversi a seconda del tipo di atomi.

Litio e Stronziorosso cardinale e rosso brillante
Sodiogiallo-arancio
Barioverde
Rameblu-verde

La pirotecnia

Il fenomeno dell’emissione della luce nelle fiamme è alla base della pirotecnia, ovvero l’arte del fuoco. Nei fuochi di artificio, l’energia termica necessaria a formare atomi e poi ad eccitarli in modo che possano emettere luce colorata durante il rilassamento è fornita dalla combustione della polvere pirica. La polvere pirica e la pirotecnia hanno origini antiche e spesso avvolte nella leggenda. Secondo le prime testimonianze scritte, la polvere pirica era già nota in Cina attorno al 1000 d.C., ma probabilmente era diffusa nella regione già da tempo. Nel XIII secolo fu introdotta in Europa, probabilmente dagli arabi.
Dal punto di vista chimico la combustione della polvere pirica è un altro esempio di ossidazione, in cui un combustibile (la sostanza che brucia) e un comburente (la sostanza che determina la combustione, ovvero l’agente ossidante) reagiscono tra loro. A differenza di combustioni come quelle della benzina in un motore, della carta, del legno, dello zucchero, in cui il comburente è l’ossigeno dell’aria, nella polvere pirica si impiegano agenti ossidanti solidi piuttosto energici, che fanno parte della miscela stessa. In questo modo la reazione evolve velocemente, in modo esplosivo, liberando molta energia sotto forma di calore.
Nei fuochi d'artificio la polvere pirica è mescolata con composti che contengono elementi metallici come litio, sodio, calcio, stronzio, bario, rame (sostanzialmente gli stessi riportati nella tabella precedente). L’energia liberata dalla combustione della polvere pirica decompone questi composti, produce gli atomi degli elementi metallici e li eccita. I colori suggestivi e spettacolari dei fuochi d’artificio derivano, almeno in parte, dalla luce prodotta dal fenomeno di emissione atomica, descritto prima. A questo si affianca il fenomeno dell’incandescenza, cioè l’emissione di luce dovuta al forte riscaldamento di solidi (come nelle lampadine a filamento). Per esempio, il magnesio brucia nella fiamma e forma un composto con l’ossigeno (ossdido di magnesio, MgO). L’ossido di magnesio rimane solido, sotto forma di particelle solide, anche nelle fiamme dei fuochi d’artificio (infatti fonde a temperatura molto alta, circa 2800 °C). A causa del forte riscaldamento queste particelle solide diventano incandescenti ed emettono un’intensa luce bianca. Per questo il magnesio è impiegato in pirotecnia per la produzione di lampi bianchi.
 

Cosa vediamo oggi

Nell’esperimento proposto verranno mostrate fiamme colorate prodotte in modo molto semplice, riscaldando direttamente nella fiamma di un bruciatore sali di sodio, rame e altri metalli. Inoltre, una piccola e vivace sorpresa colorata…
 



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